Nuove Competenze professionali per insegnare
- 25 apr 2018
- Tempo di lettura: 2 min
Pratica riflessiva
Professionalizzazione
Lavoro di gruppo e per progetti
Autonomia e Responsabilità
Pedagogie differenziate
Sensibilità nei riguardi del sapere e della legislazione
... io credo di aver accolto la sfida!
Partendo da un progetto di riscoperta del territorio di cui vado particolarmente fiera, igioiellidelcusio.it, ... fiera perché è un progetto condiviso (anche se non nascondo che a volte sento poco la presenza degli altri attori, soprattutto colleghi), è un lavoro verticale che parte dal bambino dell'infanzia e termina con il ragazzo adulto della secondaria e che abbiamo realizzato in rete: un comprensivo ed una scuola secondaria di II grado. Un progetto che vale la pena disseminare ... tutti i comprensivi, tutte le scuole, da nord a sud, potrebbero realizzarlo.
Con questo progetto ho accolto la sfida professionale, per desiderio di insegnare la magia del mettersi in campo e di fare apprendere l'inglese, la materia nella quale sono specializzata, malgrado tutto: mancanza di tempo, di spazio e di condivisione con i colleghi delle altre sezioni. Ci tengo a sottolineare che per me i problemi si trasformano in energia positiva e siccome sono ottimista e credo nella buona riuscita di attività che contengono nuove tipologie di fare scuola, ho trovato il tempo, lo spazio e i risultati.
Lo spazio deve essere il più possibile dedicato ad un laboratorio trasversale, deve accogliere un'attività, un lavoro attivo, il fare in modo cognitivo e il pensiero riflessivo. Proprio quest'ultimo è stato l'atteggiamento con cui abbiamo affrontato le ore di lezione immerse nella didattica laboratoriale.
Il tempo: l'organizzazione oraria della scuola secondaria di I grado non si presta molto alla didattica laboratoriale ... spesso ci si trova nel bel mezzo del lavoro creativo e ... sul più bello suona la campanella.
Il punto critico riguarda i risultati, posso affermare che gli esiti sono positivi sia dal punto di vista metodologico sia dal punto di vista dell'apprendimento; insomma la classe ha risposto bene, si è entusiasmata al lavoro e ha prodotto i testi e i vocali in inglese con senso di responsabilità. Le verifiche in itinere e a conclusione del percorso hanno fatto emergere risultati positivi anche negli alunni in difficoltà.
Detto questo mi sorge spontanea una domanda: "ma sono proprio certa di affermare che i risultati sono stati positivi?" - beh se ci ragioniamo bene, proprio certa NO, no perché i risultati sono limitati ad una sola classe e a una sola scuola.
Ed eccoci al punto cruciale: noi possiamo fare lezioni straordinarie, ma se ci ritroviamo soli nella sperimentazione il tutto si esaurisce in un anno scolastico, in una classe, in un solo docente e quindi gli sforzi di progettazione, di attuazione risultano vani. Le Buone Pratiche delle scuole devono servire ad altre scuole, per riflettere insieme, per collaborare, per condividere!
Questo è stato il motivo che mi ha mossa ad accettare, nonostante tutti gli impegni di fine anno, l'invito di giovedì scorso, 19 aprile, all'incontro conclusivo di un ciclo di incontri di formazione organizzati a Torino, diretti ai docenti del I ciclo per riflettere sulle nuove pratiche. Avevo risposto ad un questionario di ricerca che l' USR aveva svolto con il nucleo nord di INDIRE e ho descritto l’attività di visita virtuale per "dar vita" alle lezioni di inglese, portando la mia esperienza attraverso una breve presentazione (max 20 minuti).




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